Zanchi - L’anima autentica del vino di Amelia
Ci sono luoghi dove il vino non è solo un prodotto, ma un linguaggio.
Un modo di raccontare la terra, le mani che la lavorano, il tempo che scorre lento tra i filari.
Cantine Zanchi, ad Amelia, è uno di quei luoghi rari in cui la tradizione contadina si intreccia con l’innovazione, e il vino diventa memoria viva di un territorio.
Tutto comincia nel 1970, quando Licurgo Zanchi, con il coraggio di chi crede nella bellezza delle cose vere, acquista un antico casale sulle colline di Amelia.
Da quel momento nascerà la prima cantina della zona con un progetto imprenditoriale capace di unire amore per la terra e rispetto per la natura.
Oggi, mezzo secolo dopo, la terza generazione continua quel sogno con la stessa ostinazione gentile.
Cantine Zanchi è una storia di famiglia, ma anche di comunità.
Qui tutto è fatto a mano: la potatura, la vendemmia, la cura delle vigne.
Nella DOC Amelia, ancora poco conosciuta, la famiglia Zanchi ha scelto di essere pioniera, credendo nella forza dei vitigni autoctoni e nella potenza silenziosa della biodiversità.
Tra le etichette più iconiche ci sono il Ciliegiolo, vinificato in purezza quando nessuno ancora osava farlo, e i due bianchi riserva Majolo e Vignavecchia, nati dal desiderio di riscattare vitigni umili come la Malvasia di Amelia e il Trebbiano, capaci qui di sorprendere per profondità e longevità.
Ogni bottiglia è il risultato di una filosofia chiara: accompagnare la natura e non dominarla.
Le fermentazioni avvengono in vasche di cemento, le lavorazioni sono delicate, gli interventi ridotti al minimo.
Ma Cantine Zanchi non è solo vino: è un modo di essere.
Nella vendemmia partecipano generazioni diverse, come si faceva una volta, e in cantina si respira quell’aria familiare che fa sentire ogni ospite parte della storia.
L’azienda è anche custode del vigneto sperimentale di Amelia, nato insieme all’Università di Perugia per salvare antichi vitigni in via di estinzione.
Un progetto di biodiversità e di memoria, grazie al quale tredici varietà autoctone sono tornate a vivere e a raccontare la loro voce.
Tra queste il Tostolello, un vitigno a bacca bianca riscoperto e destinato a diventare simbolo del sud dell’Umbria; è oggi la promessa di un futuro che guarda avanti restando fedele alle radici.
La sostenibilità, per la famiglia Zanchi è una pratica quotidiana.
Dal biologico al risparmio energetico, dal recupero delle acque alla riduzione dei materiali di imballaggio, ogni gesto è pensato per rispettare la terra.
Anche la cantina, costruita in tufo e parzialmente interrata, respira con la collina, mantenendo naturalmente temperatura e umidità.
In un mondo che corre, Cantine Zanchi sceglie la lentezza.
La lentezza delle mani, del tempo, dell’ascolto.
Perché solo così un vino può raccontare davvero chi lo fa.
E ogni sorso dei loro vini, dal Ciliegiolo al Majolo, è una carezza di Umbria: quella vera, silenziosa e sincera, che sa emozionare senza bisogno di alzare la voce.
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